Salute e genetica

L’importanza della prevenzione

Ogni razza felina può essere soggetta a malattie genetiche e virali che possono pregiudicarne la salute e, talvolta, l’esistenza. In questo senso, è fondamentale l’attività di prevenzione degli allevatori che possono limitare la trasmissione di queste malattie ai cuccioli testando opportunamente e preventivamente i futuri genitori. La circoscrizione di queste malattie, infatti, richiede l’individuazione dei soggetti malati o portatori e la loro immediata esclusione dai programmi di selezione e allevamento. Purtroppo, quel che rende difficile un’attività di prevenzione armoniosa e globale che interessi tutti gli allevamenti, è la mancanza di una regolamentazione nazionale o internazionale che obblighi gli allevatori a testare i loro riproduttori: l’attività di monitoraggio e prevenzione dipende esclusivamente dalla correttezza e dal senso di responsabilità del singolo allevatore.

 

Tratto da Morgan's Place - protetto da licenza Creative Commons License.

Design e Grafica © 2005-2008 Salvo Rinzivillo.
Testi © 2005-2008 Sonia Campa.

 

Il nostro Allevamento ha aderito al progetto dell'Osservatorio Italiano HCM Felina

che intende coordinare e standardizzare la raccolta di dati clinici, genetici ed ecocardiografici in Italia con lo scopo di elaborarli e fornire, per la gestione dell’ HCM, linee guida condivise sia dai medici veterinari che dagli allevatori.

La cardiomiopatia ipertrofica (CMI o HCM) è una malattia cardiaca primitiva trasmessa geneticamente con modalità autosomica dominante ad alto grado di penetranza in rapporto con l’età.
Sia nei felini che nell’uomo l’HCM ha espressività variabile, con comparsa delle caratteristiche cliniche ed ecocardiografiche tipiche più frequentemente dopo la completa maturità sessuale.
Per queste sue caratteristiche, nonostante i miglioramenti e gli sforzi diagnostici, esistono ancora oggi importanti controversie riguardanti la sua diagnosi precoce , l’eziologia, la storia naturale ed il trattamento.

I limiti della ricerca

Nota di Allevamento di Sole&Azzurro

Va precisato che i birmani non sono una razza di norma colpita dalla sindrome del rene policistico (PKD) o dalla cardiomiopatia ipertrofica (HCM). Ne sono stati riscontrati rari casi, le cui linee di sangue probabilmente riportavano nella ora persa genetica avi lontanissimi ibridati con gatti persiani, o con altre razze di gatti Himalayani.

 

Per dare una maggiore sicurezza a chi acquisterà un gatto nel nostro allevamento e operando in funzione della salute dei nostri gatti, noi abbiamo deciso di testare tutti i nostri riproduttori con ecocardiografia per depistaggio HCM e investigazione sonografica per PKD.

 

Ad oggi ci sono diverse correnti di pensiero nei vari laboratori di genetica, sulla necessità/validità di effettuare il test genetico PKD1 sui birmani:

 

Gentile sig.ra Bellanca,

il test PKD viene eseguito ricercando il gene con la mutazione causativa di tale patologia per il gatto di razza Persiano. E' sicuramente sensato eseguire il test se si presume (o si ha la certezza) che il Suo gatto possa evere antenati di tale razza.

Per quanto riguarda il test HCM è importante specificare che si tratta di una patologia multifattoriale su base ereditaria, cioè che tale patologia potrebbe insorgere anche per cause non strettamente ereditarie. Eseguire periodici controlli ecocardiografici accompagnati al test genetico (che viene eseguito 1 volta nella vita) è sicuramente la procedura più corretta e premurosa per il proprio gatto. Le ricordiamo che per questo test, come nel caso della PKD, viene ricercato un gene causativo specifico, per razza Maine coone e/o Ragdoll.

restiamo a Sua disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti

Cordialmente

Lo Staff Vetogene

4 ottobre 2011

 

 

Bonjour Mme Bellanca,

 

Concernant les tests génétiques PKD et HCM:

-Test HCM: inexistant pour le S.de birmanie,non recommandé.

- Test PKD: validé pour cette race parce que présence de Persan dans certaines lignées. L'analyse de risque de survenue doit donc être faite si possible à partir des données généalogiques. La prévalence de la mutation PKD1 est faible chez les chats non persans.

 

En espérant avoir répondu à vos questions,

 

Mit freundlichen Grüssen / Salutations cordiales

 

Eric Berring

Docteur vétérinaire

Laboklin Schweiz

Riehenring 173

Postfach

CH-4002 Basel

12 ottobre 2011